
La compensazione affettiva quanto è sana in un processo di crescita e sviluppo della persona?
Ci sono persone che passano la vita a combattere contro i torti subiti rivendicando il loro ruolo di vittime contro „i cattivi“ che hanno fatto loro del male anche se questi non esistono più o se i contesti sono completamente cambiati.
Attenzione perché a volte sono terapeuti, a volte sono insegnanti o benefattori che proiettano la propria ombra all’esterno, identificandola con quella di altri che hanno avuto, o che loro ipotizzano abbiano avuto, le stesse esperienze.
Mentre è sano sviluppare dalle proprie esperienze empatia e comprensione verso la sofferenza, è manipolatorio e fuorviante usare la sofferenza degli altri come telo di proiezione per il proprio riscatto.
Quando poi questo avviene su larga scala le convinzioni distorte portano a un dominio sugli altri che assomiglia molto a quello delle sette, in cui la persona dominante controlla le esperienze altrui, disapprovandole, se si allontanano dalla propria interpretazione del mondo, limitando così la libera evoluzione che avviene attraverso le esperienze personali e imparando dai propri errori.
Ne ho conosciute di persone così, nella loro vita hanno messo al centro il riscatto compensatorio dalla ferita subita. Diventano poi con il tempo, intolleranti e cattive verso chi non soggiace ai loro diktat.
Ricordiamo sempre che una dose sana di libertà, se pur all‘interno di un contenimento di cura amorevole, è salutare per la crescita dei nostri giovani.
Ho vissuto personalmente una situazione così in adolescenza e mi sono sentita in colpa di non corrispondere alle aspettative manipolatorie di un adulto di riferimento, fino a che ho capito che la cosa peggiore di quel periodo non erano i miei comportamenti da ragazzina disorientata, ma il suo giudizio intollerante e vendicativo nei miei confronti.
Ho conosciuto anche il contrario, ho avuto insegnanti a cui ancora oggi penso e mi si scalda il cuore.
Aiutare gli altri senza avere capito ed elaborato la propria esperienza mette a rischio la loro evoluzione, soprattutto se si tratta di giovani.
Quindi fa attenzione a questi comportamenti con le persone che reputi „guide“:
- Svalutazione delle scelte degli altri
Tendenza palese o sottile a svalutare, ridicolizzare le scelte degli altri, per poi con atteggiamento bonario o manipolatorio mostrare loro „la cosa giusta da fare“ - Dipendenza affettiva imposta
Qui creano una sensazione di colpa o abbandono se la persona si allontana o si rivolge ad altre fonti affettive - Desiderio di centralità e adorazione
La „guida“ ha bisogno di essere costantemente riconosciuta, lodata o seguita. Spesso non tollera critiche, né la crescita autonoma degli altri, perché la vive come un tradimento.
Quando ti trovi davanti queste persone che hanno un bisogno di compensazione patologica, una sindrome del riscatto emotivo, e cercano di dominare gli altri per vendicare il proprio passato e affermare un’identità negata, tieni alla larga i tuoi figli. Possono essere affascinanti quanto vuoi ma i ragazzi hanno bisogno di fare le loro esperienze e di imparare dai propri errori. Anche se vuoi il meglio per i tuoi figli, tieni a mente che la perfezione vista come mancanza di errore è una stupida illusione.
E tu che esperienze hai fatto con le tue „persone di riferimento?“


